In un post pubblicato qualche mese fa abbiamo parlato di Trasformazione digitale e poi ne abbiamo riparlato il 26 febbraio all’evento annuale del Gruppo Allos. E ne riparliamo oggi.

Vi starete chiedendo quale sarà il motivo di così tanta insistenza.

Questa volta vogliamo concentrarci su un particolare aspetto della Digital trasformation, o meglio su una sua diretta conseguenza. La nascita di una nuova figura aziendale: il CDO – Chief Digital Officer.

Negli anni Ottanta, con l’esplosione della New Economy, entrò in azienda il CIO – Chief Information Officer, oggi con l’avvento della Digital Trasformation è il turno del CDO.

A dire il vero quella del CDO è una figura già presente in azienda da circa 10 anni, quando nel 2005 il primo Chief Digital Officer è stato assunto negli Stati Uniti da Mtv. Solo negli ultimi due anni però la figura in questione sta prendendo piede nel resto del mondo, tanto che, secondo Gartner, sarà presente al termine di quest’anno nel 25% delle imprese e nel 50% di quelle che la fonte definisce “regulated industries” entro il 2017.

Le aziende devono essere agili per tenere il passo ai cambiamenti imposti dalla tecnologia e ai nuovi comportamenti che quest’ultima induce nei consumatori (necessitano di informazioni sempre aggiornate e della possibilità di acquistare dove, quando e come vogliono).

A supporto di tale affermazione, secondo una ricerca condotta nel 2014 dal Boston Consulting Group, in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna:

  • L’economia creata dal mobile Internet ha un valore pari a 92 miliardi di euro;
  • Le applicazioni e i device mobili generano un beneficio per i consumatori di 770 miliardi di euro.
  • Entro il 2017 l’economia dell’Internet mobile, grazie alle app e al mobile shopping, contribuirà a generare un giro d’affari del valore di 230 miliardi di euro, pari ad un tasso di crescita annuale del 25%.

 

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Fonte: Global Web Index, 2014

 

Ma chi è un CDO?

La miglior definizione di CDO è: “colui che ha il compito di armonizzare il disordine che il digitale spesso nasconde”.

Concretamente si tratta del responsabile dell’intera strategia digitale dell’azienda, con competenze trasversali in vari settori, quali marketing, gestione del personale, ICT e comunicazione. Il CDO collabora con tutte le business unit aziendali fungendo da supporto agli altri C-level, in poche parole deve creare una convergenza tra il marketing, l’IT e la funzione più prettamente commerciale.

Peter Sondergaard, vice presidente di Gartner, ritiene che:

“Il Chief Digital Officer è importante soprattutto come motore del cambiamento…per assistere il CEO e il board dell’azienda nel processo di cambiamento innescato dalla digitalizzazione”.

 

Ma quindi quali sono le competenze che un CDO deve assolutamente avere?

David Mathison, fondatore del CDO Club, sostiene che “Come si può immaginare, i set di competenze chiave sono molto diversi in funzione del settore industriale. I CDO sono generalmente imprenditori che hanno esperienza di sviluppo di business e che hanno usato con successo l’innovazione digitale per aumentare i ricavi e il ROI, ridurre i costi e per migliorare la soddisfazione dei clienti”. Il CDO deve essere flessibile, adattarsi agli spazi lasciati dalle altre figure, senza sovrapporsi ai loro ruoli, per sopperire alle mancanze e servire meglio i clienti.

 

Dove si inserisce il CDO?

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Le istituzioni che finora hanno assunto un CDO sono amministrazioni pubbliche come la città di Vancouver e grandi aziende quali AXA, Mc Donald’s e Starbucks.

Adam Brotman (nella foto a destra), è stato eletto dal CDO Club come figura dell’anno per il 2015. Dalla sua assunzione Starbucks è diventata leader nel pagamento mobile, raggiungendo attraverso questo sistema il 18% delle transazioni, per un totale di 8 milioni di dollari a settimana.

 

Da qualche settimana anche la Casa Bianca ha un CDO, Jason Goldman ex Product Manager di Google e Responsabile di prodotto di Twitter.
La domanda di CDO è aumentata esponenzialmente a livello globale. In Europa, il numero di richieste per questo ruolo ha avuto un incremento di quasi un terzo negli ultimi 24 mesi, mentre gli Stati Uniti hanno visto la stessa crescita nell’arco di un solo anno e già nel 2013 il 30% delle aziende del paese ospitava la figura in questione.

 

Il futuro del CDO

“Il nuovo obiettivo del CDO è sparire”, suggerisce Chan Suh, CDO dell’agenzia Prophet.

Il perché di questo beffardo destino è insito nella natura stessa della figura: nato per promuovere la digitalizzazione dell’azienda, una volta ottenuto il risultato e compiuto il lavoro, la sua opera non sarà più necessaria. Le sue competenze verranno assorbite da altre figure già presenti nella struttura aziendale, quali il CIO, CMO o lo stesso CEO. Questa tendenza è confermata dal fatto che molti Chief Digital Officer hanno continuato la loro carriera come CEO (7 casi nel 2013).

Di parere opposto è Gartner che, al contrario, prevede un’esplosione della domanda della figura nelle aziende.

Chi avrà ragione?

Una soluzione potrebbe essere inserire un temporary CDO all’interno della propria azienda per valutarne il beneficio ma non è facile trovare una persona competente che sia anche disponibile ad impegnarsi per un periodo di tempo limitato.

La soluzione?

Trovare un’azienda che lo faccia al posto suo! zero12 in qualità di innovation company, attraverso percorsi customizzabili ma strutturati, sostiene le aziende ad affrontare la digital trasformation per poi uscire di scena una volta che le competenze sono state acquisite e l’obiettivo è stato raggiunto.

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